Di Tizio: «Lasciai una Carichieti sana»

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Il commissariamento? «La Cassa ne uscirà bene e trasparente». La Fondazione? «Con me ebbe 32 milioni di dividendi»

CHIETI. Che cosa pensa del commissariamento di Carichieti?

«Il provvedimento dell'Istituto di Vigilanza è stata tempestivo e motivato, con prospettive di maggiore trasparenza per il futuro. La banca rimane solida e liquida, anche se i nuovi e più stringenti parametri sulla valutazione dei rischi, richiesti da Basilea III, comporteranno un rafforzamento patrimoniale, come peraltro già auspicato in passato. Spero tuttavia che, dopo un’incisiva rivisitazione organizzativa, la banca possa continuare ad essere un operatore di riferimento valido per la clientela, grazie alla "cura" del commissario».

Tra i motivi del commissariamento, si è accennato ad un'ipotetica mancata azione di rivalsa nei suoi confronti.

«E’ una citazione è impropria e parziale. La Banca d'Italia, tra ben più rilevanti criticità, cita testualmente a carico dell’ultimo Cda della banca teatina: «Non avere adeguatamente motivato, nonostante due pareri legali, il mancato avvio di un'azione di responsabilità nei confronti dell'ex dg». Per quanto mi riguarda, la risposta è incardinata semplicemente nel fatto che non c'erano i presupposti. Inoltre, è utile precisare che l'ultimo bilancio aziendale approvato dall’assemblea in cui appare il mio nome come dg è dell'ormai lontano 31 dicembre 2009: un bilancio in utile e con tutti i parametri gestionali nella norma».

Parliamo dei suoi rapporti con la Fondazione Carichieti.

«Nel 1998, con i vertici della Fondazione, fu condiviso un progetto di risanamento della banca, all'epoca afflitta dal 14% di sofferenze lorde, 25% di credito deteriorato e masse (raccolta diretta + impieghi = 1,6 miliardi di lire) insufficienti a mantenere l'organico esistente (520 dipendenti con circa 100 di essi in esubero). Con il beneplacito della Banca d'Italia, si è quindi dato avvio all'ambizioso progetto che, tra le altre cose, prevedeva il mantenimento dei livelli occupazionali. L'operazione ha avuto successo, riportando i principali indicatori gestionali nella norma. Negli anni di mia responsabilità (1998-2009), il gruppo Carichieti, ha ampliato la sua presenza territoriale su sei regioni, ha incrementato raccolta e impieghi per oltre 3,3 miliardi di euro, contabilizzando utili lordi consolidati per 169 milioni di euro. Negli anni, dopo aver pagato imposte per oltre 82 milioni, la ripartizione dell'utile netto ha consentito di erogare 32 milioni di dividendi alla Fondazione e di destinare oltre 50 milioni a incremento del patrimonio aziendale. Ma a partire dal 2008, sono emerse alcune criticità con i vertici della Fondazione, in particolare per diversità di vedute su come utilizzare le disponibilità liquide dell’Ente (all'epoca oltre 20 milioni). Mentre io auspicavo la ricapitalizzazione della conferitaria (la banca), di converso si è preferito investire l'intero tesoretto nell'impegnativa opera di ristrutturazione di palazzo de’ Majo a Chieti»

Alcune testate giornalistiche hanno parlato di inchieste giudiziarie milanesi, in cui sarebbe stata coinvolta la Flashbank.

«Falso. Posso categoricamente affermare che non c'è mai stato alcun atto inquisitorio da parte della procura di Milano, nessuna richiesta a carico della Flashbank, nessun indagato tra i dipendenti della Fb o del gruppo e men che meno del sottoscritto (in qualità di amministratore delegato di Fb, ndr). Nessun accesso agli atti, nemmeno per mera informativa. Le citazioni si riferiscono a Perego Strade spa, storica azienda milanese che era cliente anche di Flashbank (banca detenuta al 100% da Carichieti) seppure con un’esposizione irrisoria di 380mila euro rispetto agli oltre 90 milioni concessi dal sistema bancario. Inopinatamente, grazie ad abile manipolazione mediatica, si è voluto abbinare il mio nome a tale vicenda danneggiando la mia immagine».

E la vicenda Merker?

«Merker spa fu finanziata da un pool "aperto” a cui parteciparono più di dieci istituti di credito. In termini tecnici, pool aperto vuol dire che ciascuna delle banche aventi comune interesse a supportare l'iniziativa ha valutato per proprio conto il progetto deliberando in piena autonomia plafond di finanziamento iniziale e le successive erogazioni a stato avanzamento lavori. In tale configurazione, il capofila (Carichieti) ha svolto meramente compiti contabili e di smistamento informativo. Per di più, ricordo che nel procedimento ancora in corso, le banche (compresa la Carichieti) risultano parte lesa. Purtroppo, anche in questa circostanza si è spesso abusato, abbinando il mio nome a questa vicenda quale che fossi l'unico riferimento del sistema bancario per l'iniziativa. Conseguentemente, mio malgrado, sono stato costretto a dare l'avvio, quale parte lesa, ad un procedimento avverso ad alcune testate giornalistiche, avente per oggetto la rimozione di "forzati" e impropri abbinamenti mediatici tipo Merker, Flashbank ed altri».

Quindi, qual è il vero motivo della sua uscita da Carichieti ?

« Al di là di suggestioni e tentativi di strumentalizzazione anche recenti che hanno generato confusione e dubbi, con l'unico fine di distogliere l'attenzione dai veri problemi, posso dire che non c'è stato un motivo specifico. All'epoca della mia uscita, dopo quasi tre lustri di permanenza in più ruoli, qualcuno ha ritenuto, a torto o a ragione, che la banca potesse beneficiare di un ricambio dei vertici dell'azienda».

E qualcun altro invece ha parlato di un mandato così lungo grazie a protezioni politiche...

«Non posso nascondere un moto d'ilarità sui riferimenti in tal senso da parte di alcuni, evidentemente poco attenti e male informati, secondo cui avrei beneficiato, per anni, di particolari "protezioni" politiche, soprattutto da parte dell’allora centrodestra. E’ vero il contrario! Un osservatore attento ricorderebbe che fu proprio l'allora coalizione del Pdl a reclamare a gran voce le mie dimissioni dalla Fira poi puntualmente giunte. Finanziaria Regionale di cui sono stato presidente a cavallo tra il 2003-2004 (le banche ne detenevano il 49%, ndr). Dimissioni richieste in quanto addirittura tacciato di "impedire" l'attività istituzionale dell’Ente in questione, rifiutandomi di dare corso ad alcune disposizioni dell'assemblea di fatto inapplicabili. I fatti successivi mi hanno dato ragione».

Infine, i suoi rapporti con l'ex autista Domenico Di Fabrizio.

«Rapporti esclusivamente professionali, tant'è che non ho più avuto modo di incontrarlo dal giorno successivo alla mia uscita dalla banca. Come egli stesso ha avuto modo di precisare di recente, all'epoca della mia nomina a dg, era già in forza all'ufficio segreteria di Carichieti, dove svolgeva il ruolo di capo commesso e autista a disposizione di vari dg e presidenti avvicendatisi, inoltre non godeva di privilegi economici che non fossero dovuti anche ad altri, come prevede il contratto integrativo aziendale. Di recente ho appreso, da alcuni media, che Di Fabrizio avrebbe invece acquisito ben maggior forza e potere. Ma questo non era e non è un problema mio».