Carichieti, nelle buste paga regalie per 3 milioni di euro

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Nelle contestazioni dei commissari che chiedono il risarcimento di 208 milioni le “elargizioni discrezionali” concesse ai dipendenti ligi ai piani della banca

di Gianni Lamacchia

CHIETI. Le chiamavano “elargizioni discrezionali” che in soldoni significano tre milioni di euro finiti nelle tasche di dipendenti ligi ai piani della banca e, perché no, anche di quelli da riportare all’ovile. Secondo i commissari di Bankitalia, Salvatore Immordino e Francesco Bochicchio, il default della Carichieti non è stato causato solo da grandi operazioni azzardate. Non solo la vicenda della filiale aperta a Potenza per finanziare l’impresa dello zio costruttore dell’ex vicedirettore generale, oppure gli sconfinamenti milionari sui fidi concessi a venti clienti vip, ma anche regali in busta paga, spese amministrative incontrollate e distrazioni diffuse su ben cinquemila fidi hanno pesato sul tracollo e il commissariamento. Un tracollo culminato in questi giorni con la messa in mora degli ex Cda, gli ex direttori generali, Francesco Di Tizio e Roberto Sbrolli e quindi gli ex revisori dei conti, ai quali è stato chiesto di risarcire, entro il 5 ottobre, la cifra record di 208 milioni di euro. Sull’atto di diffida i commissari non fanno sconti. Documentano anche i regali, le spese ritenute superflue e le distrazioni. Naturalmente è la loro versione che dovrà essere dimostrata davanti a un giudice se Bankitalia formalizzerà, in sede civile, la maxi richiesta di danni.

Ecco che cosa scrivono Immordino e Bochicchio: «Il grado di efficienza della gestione ha risentito della scarsa determinazione degli organi aziendali nel contenimento delle spese amministrative». Spese riferite alle gestioni «del parco auto, dei fitti passivi e delle consulenze». E per quanto riguarda gli extra in busta paga le tacciano come: «elargizioni discrezionali, per tre milioni, concesse a esponenti e dipendenti in contrasto con le linee di indirizzo in materia di politiche di remunerazione formulate dall’Organo di vigilanza», cioè Bankitalia che ora chiede la restituzione anche di queste somme ai 22 ex amministratori finiti sulla graticola.

Passiamo alle «distrazioni» che qualcuno dirà inevitabili in ambienti di provincia ma che per i commissari hanno pesato sul default per l’ingente numero di clienti coinvolti: «L’efficacia del monitoraggio è stata indebolita da ritardi nella revisione dei fidi a revoca». Il numero dà il quadro molto vasto della situazione: «ad aprile del 2014 (quindi a ispezione già in corso, ndr) i termini erano scaduti per ben 5mila rapporti e per un importo complessivo di 423 milioni di euro, il 27 per cento dei quali da oltre due anni». Così scrivono i commissari secondo i quali la banca avrebbe perso il controllo del rischio.

In Carichieti, sentenziano, c’era «una sistematica assenza di dati aggiornati sulla situazione economica e finanziaria della clientela». Il che, per banca, è forse l’accusa più grave.