Carichieti non esiste alcuna voragine

Carichieti, non esiste alcuna voragine

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Pubblichiamo un documento riservato e in mano a Sora sulle perdite e le somme messe da parte per compensarle

di Lorenzo Colantonio

CHIETI. Carichieti, la voragine non esiste. Il documento riservato che pubblichiamo è in mano al commissario di Bankitalia, Riccardo Sora. Fotografa al centesimo di euro i conti della Cassa di Risparmio di via Colonnetta al 30 settembre scorso. Le perdite esistono ma vengono compensate da ingenti somme messe da parte. E questo ha spinto il commissario a rassicurare i reggenti delle filiali sul futuro della banca. «La situazione è migliore di quanto mi aspettassi», ha detto Sora che poi si è congratulato per la tenuta della raccolta diretta. Che in altre parole significa nessuna fuga di massa della clientela. Ma entriamo nella cifre del documento riservato. E’ certamente alta quella del default totale: 744 milioni di euro. Ma le partite deteriorate comprendono anche gli incagli (296 milioni) e le operazioni che evidenziano sconfinamenti/rate scadute da oltre 30 giorni. Già questo agli occhi di un esperto ridimensiona il conto in rosso. Il dato importante e rassicurante per i 350mila clienti della banca si trova però nella casella “rettifiche di valore” pari a quasi 330 milioni che, secondo gli analisti, garantiscono percentuali più che soddisfacenti di copertura. L’esposizione netta supera di poco i 436 milioni. Ma anche queste posizioni deteriorate sono garantite da ipoteche e pegni su titoli (vedi gli immobili della società Pescara Project oppure i capannoni dell’imprenditore Paglione) che riducono ulteriormente le previsioni di perdite oltre a garantire i recuperi in sede di azioni giudiziarie già avviate verso grossi gruppi tra i quali spicca l’imprenditore della sanità e delle scuole private Carmine De Nicola.

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Torniamo al documento che svela i conti di Carichieti. Un altro dato significativo è che l’esposizione netta ha una impennata tra il 2011 e il 2012 (da 356 milioni a 429) ma poi, dal 2013 a quest’anno, l’aumento si contiene da 429 a 431 fino ad arrivare agli attuali 436 milioni. Ciò evidenzia che la banca ha recepito le indicazioni della vigilanza nelle due ispezioni del 2012 e della scorsa primavera. E conferma che il drastico commissariamento che l’ha decapitate dei vertici è scattato «per gravi irregolarità amministrative ascrivibili a influenze esterne a consesso». E non per deficit patrimoniale.